Inviato da redazione il Gio, 14/09/2017 - 11:11
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Dopo un anno di trappole (si pensi alla provocazione contro il coordinatore nazionale del Sicobas Aldo Milani) e cariche della polizia, arriva puntuale la solerte magistratura pronta a dare una mano in tema di repressione contro i lavoratori della logistica in lotta, il loro sindacato (si cobas) e i compagni e le compagne che sostengono le loro lotte seguendo il principio della solidarietà di classe. Sono stati infatti rinviati a giudizio e la prima udienza del processo a loro carico si terrà il 19 dicembre
Dopo un anno di trappole (si pensi alla provocazione contro il coordinatore nazionale del Sicobas Aldo Milani) e cariche della polizia, arriva puntuale la solerte magistratura pronta a dare una mano in tema di repressione contro i lavoratori della logistica in lotta, il loro sindacato (si cobas) e i compagni e le compagne che sostengono le loro lotte seguendo il principio della solidarietà di classe. Sono stati infatti rinviati a giudizio e la prima udienza del processo a loro carico si terrà il 19 dicembre.
 
Stavolta l'attacco viene da lontano. Dal 2012 addirittura.
Sono gli anni delle lotte all'esselunga contro ingiustizia sul lavoro e di licenziamenti politici. Sono gli anni di una tenda davanti ai cancelli, di crumiri (ricattati dai caporali) scortati dalla polizia per entrare, di cariche della polizia contro i lavoratori in lotta.
Mesi di vittorie e di sconfitte e bocconi amari per Caprotti e i suoi kapò. Di resistenza operaia contro una squadraccia incordonata per sfondare presidio dei lavoratori che resiste compatto e unito.
 
E' questo che si vuole processare.
Ed è evidente che l'attacco mira a ripristinare i rapporti di forza contro una classe padronale che in questo decennio ha subito forti sconfitte dovendosi scontrare con la forza e la compattezza di un crescente numero di lavoratori della logistica che con la propria voglia di dignità e con la lotta ha dato l'esempio al resto della classe nel riprendere in mano il proprio cammino contro lo sfruttamento e il comando.
 
Si, perché le lotte di questi anni hanno rotto gli equilibri di potere e hanno altresì svelato la complicità dei sindacati confederali ricominciando a parlare di incompatibilità economica, politica e storica imponendo la contrapposizione tra interessi di classe inconciliabili.
 
Ma se lo scopo è utilizzare l'ordine pubblico per criminalizzare e fermare le lotte, sicuramente la risposta la ritroveranno nelle piazze, nei presidi operai, negli scioperi singoli e generali.
 
Perchè la lotta non si ferma e anzi grazie alla sua costante crescita si aggancerà sempre più alle tante lotte sociali (la casa la scuola..), alle battaglie contro il razzismo, il fascismo, il sessismo, per la difesa del territorio, respingendo al mittente la costante guerra di bassa intensità repressiva e imponendo, con il conflitto, gli interessi di una classe che si muove sempre più per se. prendendo coscienza della sua forza.
 
E ancora una volta si ribadirà che se toccano uno toccano tutti!
 
i compagni e le compagne del Csa Vittoria